Archivio per Aprile 2008

Caro Franco,

sperando di vederci a Creativa ti rispondo con una mia poesia scritta sul momento (ti scrivo dal Libano, terra di conflitti passati e purtroppo ancora presenti, terra ricca di cultura e di storia. da qui sono partiti i navigatori alla scoperta del Mediterraneo e oltre).

Quante lapidi, quante tombe
conservano destini di uomini e
donne
che hanno lasciato il segno
per un mondo piu libero e giusto
quante vite stroncate dalla violenza
di pochi che volevano sopraffare
tanti
i fiori che ricrescono ogni primavera su quelle tombe
incitano
alla speranza
per una vita piu degna
per un mondo senza guerre
per
un’umanita senza barriere

edvino

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Dopo quella svoltasi a Trieste il 18 marzo si è svolta il 4 aprile anche a Muggia (TS) una fiaccolata di solidarietà per il Tibet organizzata dal Centro Buddista Tibetano Sakya e a cui hanno aderito tutte le forze politiche e le varie associazioni che già a Trieste avevano partecipato all’iniziativa, tra cui la Rete degli Artisti.
La prossima iniziativa sarà un concerto al Teatro Miela domenica 27 aprile alle 21, nel corso del quale verranno lette poesie ed eseguite musiche e canti tradizionali della Mongolia e del Tibet.

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Guerra é illegale
Sullo sfondo di crescenti crisi ecologiche e di una popolazione mondiale costretta a vivere in estrema povertá, a lavorare in condizioni disumane e a subire gli effetti di crescenti crisi sociali, vengono spesi annualmente a livello mondiale circa 1000 miliardi di euro per le forze armate.
L’apparato bellico-indutriale di alcune, poche nazioni del G8 é responsabile dell’impiego di buona parte di queste spese con gravi e incalcolabili conseguenze ecologiche e sociali.

Del resto sarebbe difficile mantenere l’ingiusta ripartizione delle risorse globali, sempre piú controllate da grandi multinazionali, la politica del debito mondiale e le ingiuste condizioni del commercio mondiale, senza un tale apparato militare di sicurezza. Un apparato che in molti paesi é utilizzato per la repressione dell’opposizione critica.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 sono sempre piú usati per giustificare la sorveglianza sistematica della popolazione e l’erosione dei diritti costituzionali. Anche gli stati europei hanno collaborato alla costruzione di campi di detenzione segreti, sullo stile di Guantanomo,nei quali si fa uso con ogni probabilitá di tortura.

L’Iraq é stato attaccato sulla base di falsi indizi; nel frattempo sono morte centinaia di migliaia di persone, il paese é stato in buona parte distrutto, destabilizzato e il suolo contaminato dai residui cancerogeni delle munizioni all’uranio. E ora ci sono addirittura dichiarazioni pubbliche sui piani di un attacco militare in Iran e sulla possibilitá di una nuova guerra mondiale, cosa che, a causa delle sue imprevedibili conseguenze, incontra viva resistenza persino tra le rappresentanze moderate delle forze armate.

Posti di fronte all’alternativa di scegliere tra una guerra, che per stessa ammissione di uomini politici occidentali, durerá anni, e una trasformazione possibilmente pacifica noi richiediamo quanto segue:

1) Processo di impeachment contro il Presidente degli Stati Uniti George Bush e il vice presidente Richard Cheney prima delle elezioni presidenziali americane del 2008, processo preteso in solidarietá con una grande parte della popolazione americana e un gruppo di rappresentanti del Congresso. Nonché processo penale presso il tribunale internazionale contro G.W Bush, R. Cheney e altri responsabili di diversi paesi, sotto l’imputazione di partecipazione a guerre offensive e contrarie al diritto internazionale, l’accusa di crimini commessi contro l’umanitá.

2) Inchiesta internazionale sugli attentati dell’11 settembre, i quali costituiscono la giustificazione principale delle “guerre contro il terrore”, mentre un’intera catena d’indizi mostra che la versione ufficiale sugli attentati dell’11 settembre non puó essere accettata. Personalitá politiche, scienziati e uomini di cultura di fama internazionale, nonché alte cariche delle forze armate in pensione hanno richiesto nuove indagini in merito.

3) Ritiro delle truppe dall’Afghanistan e dall’Iraq e nessuna guerra contro l’Iran. Messa al bando a livello internazionale della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, dell’impiego di contingenti militari all’Estero e del commercio di armi. In una societá civile la tortura deve essere vietata in ogni sua forma ed espressione.

4) Conversione dell’industria bellica in scopi civili e sviluppo di nuove tecnologie piú ecologiche e di forme d’energia piú durevoli. Secondo l’agenzia per la protezione ambientale dell’ONU, con una minima parte delle spese annue globali per gli armamenti si potrebbe garantire a tutta la popolazione mondiale l’accesso ad acqua pulita e potabile, un’assistenza sanitaria di base e la distribuzione di generi alimentari di prima necessitá.

Presupposto di base a queste richieste é il riconoscimento del principio di Non-Violenza e il rispetto nei confronti del prossimo a prescindere dalla razza e dalla religione. Due devastanti guerre mondiali e catastrofi storiche come l’Olocausto, quali consequenza ultima di nazionalismo, razzismo e guerrafondismo devono restare vive nella coscienza collettiva.

Ti chiediamo di firmare questa dichiarazione e di propagarla. Quel che otterremo dipende da noi.

Spedisci una mail con le tue generalità a: support@war-is-illegal.org
oppure: warisillegal@fastmail.fm

GRAZIE

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40 ANNI DI LOTTE PER LA LIBERTA E PER LA CONQUISTA DELLA PROPRIA IDENTITA

La Rete Artisti ha in programma per il 2008 varie iniziative per ricordare questa data importante e per ricordare l’impegno che gli artisti hannno con i movimenti in lotta, dalla Palestina al Kurdistan, dall’Iraq al Saharawi, dal Myanmar al Messico, per la libertà dei popoli di tutto il mondo, contro le guerre, per la giustizia sociale, per la libera espressione
Tra le altre iniziative uscirà nel 2008 un’antologia per ricordare questo importante periodo della nostra storia: “1968-2008: la fantasia al potere”.
Ognuno è pregato di contribuire con proprie esperienze scritte in versi o in prosa.

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Invia la lettera di protesta a UNICREDIT !
Partecipa alla cyber-action per fermare il progetto della diga di Ilisu
nel Kurdistan turco. Sottoscrivi la lettera disponibile al sito
www.dilloaprofumo.org.
Partirà automaticamente un’email di protesta diretta ad Alessandro
Profumo, amministratore delegato del Gruppo Unicredit, tra i principali
finanziatori del progetto.
Fai girare!!!!
La diga di Ilisu può e deve essere fermata in solidarietà con il popolo curdo.

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La Rete degli Artisti contro le guerre partecipa al Festival di teatro itinerante nei campi profughi palestinesi in Libano come avviene ormai dal 2004. Il poeta di strada Edvino Ugolini si recherà sul posto come ambasciatore e rappresentante della Rete con l’obiettivo di consolidare i rapporti esistenti tra la Rete degli artisti e le associazioni che operano in loco. Le attività sono dirette ai bambini che vivono nei campi ma comprendono anche aiuti concreti come l’invio di medicinali e di materiale didattico e la campagna di adozioni a distanza avviata nel 2003 in collaborazione con “Un Ponte per…”. Migliaia di famiglie palestinesi si trovano in uno stato di emergenza esistenziale con un reddito minimo, garantito in massima parte dalle ONG presenti in Libano e dall’Alto Commissariato per i rifugiati dell’ONU. Il recente conflitto con Israele non ha fatto che peggiorare la situazione già precaria dei 400.000 profughi palestinesi. L’obiettivo del festival è anche quello di richiamare l’attenzione sulla situazione dei profughi che vivono ai margini della società libanese.

Il festival inizierà il 25 aprile e porterà il sorriso nei campi profughi attraverso spettacoli di clownerie e giocoleria fino al 2 maggio. Come ogni anno la Rete porterà artisti italiani come contributo alla realizzazione del festival. Anche quest’anno parteciperanno gli artisti di strada Cam e Jorg del Deposito dei Segni di Pescara. Inoltre è assicurata la presenza di artisti provenienti da altri paesi europei oltre che di teatranti e musicisti locali.

Edvino Ugolini

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La primavera del 1968

L’11 aprile 1968 veniva compiuto un attentato ai danni di Rudi Dutschke detto Rudi il rosso, uno dei rappresentanti della sinistra extraparlamentare tedesca (APO) e leader del movimento studentesco socialista (SDS), le cui conseguenze hanno provocato a distanza di anni la sua morte. Questo vile attentato ha scatenato una serie di manifestazioni che sono durate per più di una settimana e hanno coinvolto migliaia di persone, studenti e non. Per me personalmente è stata la prima esperienza di militanza politica - a quel tempo non avevo neanche 18 anni - che poi si è protratta negli anni, attraverso i movimenti degli anni 70 in Germania e poi in Italia fino ad arrivare al movimento contro la globalizzazione. Tornando all’aprile del 1968, per il movimento studentesco tedesco è stato il culmine purtroppo tragico dei fermenti che erano iniziati un anno prima in occasione della visita dell’allora shah di Persia Reza Pahlawi a Berlino e che avevano provocato la morte dello studente Benno Ohnesorg (2.6.1967). Questo episodio portò ad una radicalizzazione del movimento studentesco che poneva soprattutto la questione della libertà di espressione politica nelle università e nella società.
Contemporaneamente anche negli altri paesi europei la rivolta studentesca stava montando e sarebbe poi sfociata nel maggio parigino che è stata la massima espressione della lotta per la libertà e l’autonomia del pensiero e dell’azione. Non voglio ripetere i vari slogan che a quell’epoca circolavano. Quella campagna nella primavera tedesca del 1968 ebbe come obiettivo il blocco dei giornali stampati dalla casa editrice Springer che con uno dei suo quotidiani ancora oggi più seguiti (Bild Zeitung) contribuì in modo determinante a discriminare il movimento di sinistra con la sua propaganda anticomunista. In tutte le grandi città tedesche, da Berlino a Francoforte (dove io vivevo) da Amburgo a Monaco, si svolsero manifestazioni e per diversi giorni i quotidiani della casa editrice Springer non poterono uscire dalle tipografie. Questo fu un grosso risultato di questa campagna che fece conoscere alla popolazione la vera realtà dei fatti e non quella prospettata dai mass media del potere.
Ad un mese di distanza dai fatti di Valle Giulia a Roma e un mese prima del maggio parigino, anche questo fatto si colloca in un periodo determinante per il movimento del 1968 e per tutto il suo prosieguo.
Questo soltanto per ricordare un episodio importante che fa parte della cultura antagonista di tanti miei coetanei e di quanti ancora oggi lottano per un mondo più libero e giusto.

Edvino Ugolini

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