Archivio per Gennaio 2009

7 Febbraio 2009 – Ancora una volta i delegati degli Stati NATO e degli Stati alleati, così come i rappresentanti delle industrie belliche, s’incontreranno a Monaco di Baviera. La cosiddetta “Conferenza di sicurezza” è secondo il suo principale organizzatore Wolfgang Ischinger, “il più importante luogo di discussione e scambio d’idee per coloro che decidono la politica internazionale di sicurezza”. Il risultato di questa “politica di sicurezza” militare significa in realtà morte ed oppressione per milioni di persone.
4 Aprile 2009 – a stretto giro rispetto alla “Conferenza di Sicurezza”, i guerrafondai degli Stati NATO si vogliono rincontrare a Strasburgo e a Baden Baden per festeggiare il Sessantesimo della NATO, ossia 60 anni di politiche di uccisioni – ma, a quanto pare, per loro, motivo di rallegrarsene.
Ci organizzeremo, manifesteremo, saboteremo – non permetteremo loro di lavorare alla guerra indisturbati e di celebrare le politiche imperialiste! Venite quindi a Monaco, venite a Strasburgo!

Punto informativo a Monaco: Kafe Marat Thalkirchnerstr 104 seconda entrata della stazione metro Goetheplatz Linea U3 ed U6.

Appuntamento sabato 7 alle 13.00 a Marienplatz.

Info: www.no-nato.de

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Stato d’assedio

Qui, sui pendii delle colline, dinanzi al crepuscolo e alla legge del tempo
Vicino ai giardini dalle ombre spezzate,
Facciamo come fanno i prigionieri,
Facciamo come fanno i disoccupati:
Coltiviamo la speranza.

Un paese che si prepara all’alba. Diventiamo meno intelligenti
Perché spiamo l’ora della vittoria:
Non c’è notte nella nostra notte illuminata
Da una pioggia di bombe.
I nostri nemici vegliano,
I nostri nemici accendono per noi la luce
Nell’oscurità dei sotterranei.

Qui, nessun “io”.
Qui, Adamo si ricorda che la sua argilla
È fatto di polvere.

In punto di morte, dice:
Non posso più smarrire il sentiero:
Libero sono a un passo dalla mia libertà.
Il mio futuro è nella mia mano.
Ben presto penetrerò nella mia vita,
Nascerò libero, senza madre né padre,
E mi sceglierò un nome di lettere d’azzurro…

Qui, fra spirali di fumo, sui gradini di casa,
Non c’è tempo per il tempo.
Come chi s’innalza verso Dio,
Dimentichiamo il dolore.

Nulla qui riecheggia Omero.
I miti bussano alla nostra porta, se vogliono.
Nulla riecheggia Omero. Qui, un generale
Scava alla ricerca di uno stato addormentato
Sotto le rovine di una Troia che verrà.

Voi, ritti in piedi sulla soglia, entrate,
Bevete con noi il caffè arabo.
Sentirete che siete uomini come noi.

Voi, ritti in piedi sulla soglia delle case,
Uscite dalla nostra alba.
Ci sentiremo sicuri di essere
Uomini come voi!

Quando gli aerei scompaiono, spiccano il volo le colombe
Bianchissime, lavano la gota del cielo
Con ali libere, riprendono il bagliore e il possesso
Dell’etere e del gioco. In alto, ancora più in alto volano via
Le colombe bianchissime. Ah, se il cielo
Fosse vero… (mi ha detto un uomo correndo fra due bombe).

I cipressi, dietro i soldati, minareti che s’innalzano
Per non far crollare il cielo. Dietro la siepe di ferro
Pisciano i soldati – al riparo di un tank –
E la giornata autunnale conclude la sua traiettoria dorata
In una strada vasta come una chiesa dopo la messa domenicale…

(A un assassino) Se avessi contemplato il volto della vittima
E riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera
A gas, avresti buttato via le ragioni del fucile
E avresti cambiato idea: non è così che si ritrova un’identità.

L’assedio è attesa,
Attesa su una scala inclinata
Dove più infuria l’uragano.

Soli, siamo soli a bere l’amaro calice,
Se non fosse per le visite dell’arcobaleno.

Abbiamo dei fratelli dietro quella spianata,
Fratelli buoni, che ci amano. Ci guardano e piangono.
Poi si dicono in segreto:
“Ah! Se quest’assedio venisse dichiarato…”
Lasciano la frase incompiuta:
“Non lasciateci soli, non abbandonateci”.

Le nostre perdite: da due a otto martiri, giorno dopo giorno.
E dieci feriti.
E venti case.
E cinquanta ulivi…
Aggiungeteci la perdita intrinseca
Che sarà il poema, l’opera teatrale, la tela incompiuta.

Una donna ha detto alla nube: copri il mio amato
Perché ho le vesti grondanti del suo sangue.

Se non sei pioggia, amor mio
Sii albero
Colmo di fertilità, sii albero
Se non sei albero, amor mio
Sii pietra
Satura d’umidità, sii pietra
Se non sei pietra, amor mio
Sii luna
Nel sogno dell’amata, sii luna
(Così una donna che dava sepoltura al figlio)

O ronde della notte! Non siete stanche
Di spiare la luce nel nostro sale
E l’incandescenza della rosa nella nostra ferita,
Non siete stanche, ronde della notte?

Un lembo di questo infinito assoluto azzurro
Basterebbe
Ad alleviare il fardello di questo tempo
E a spazzare via la melma di questo luogo.

Che l’anima scenda dalla sua cavalcatura
E cammini con passi di seta
Al mio fianco, mano nella mano, come due amici
Di vecchia data che condividono il pane secco
E un bicchiere di vino della vecchia vigna,
Per poter attraversare insieme questa strada.
Poi i nostri giorni seguiranno sentieri diversi:
Io al di là della natura, e lei,
Lei preferirà inerpicarsi su un’altra vetta.

Siamo lontani dal nostro destino come gli uccelli
Che fanno il nido negli anfratti delle statue,
O nella cappa del camino, o nelle tende
Dove riposava il principe andando a caccia.

Sulle mie macerie spunta verde l’ombra,
E il lupo sonnecchia sulla pelle della mia capra.
Sogna come me, come l’angelo,
Che la vita sia qui… non laggiù.

Quando si è assediati, il tempo diventa spazio
Pietrificato nella sua eternità
Quando si è assediati, lo spazio diventa tempo
Che ha fallito il suo ieri e il suo domani.

Questo martire mi assedia ogni volta che vedo spuntare un nuovo giorno
E mi chiede: Dov’eri? Annota sui dizionari
Tutte le parole che mi hai offerto
E libera i dormienti dal ronzio dell’eco.
Il martire mi spiega: Non ho cercato al di là della spianata
Le vergini dell’immortalità, perché amo la vita
Sulla terra, fra i pini e gli alberi di fico,
Ma era inaccessibile, così ho preso la mira
Con l’ultima cosa che mi appartiene: il sangue
Nel corpo dell’azzurro.

Il martire mi avverte: Non credere alle loro storie
Credi a me, padre, quando osservi la mia foto e chiedi piangendo:
Come hai potuto scambiare le nostre vite, figlio mio,
Perché mi hai preceduto? C’ero io, c’ero prima io!

Il martire non mi da tregua: mi sono solo spostato
Con i miei mobili consunti.
Ho posato una gazzella sul mio letto,
E una falce di luna sul mio dito,
Per alleviare la mia pena.
L’assedio continuerà, per convincerci a scegliere
Una schiavitù che non fa male,
In piena libertà!

Resistere significa: accertarsi della forza
Del cuore e dei testicoli, e del tuo male tenace:
Il male della speranza.

In quel che resta dell’alba, cammino verso il mio involucro esterno
In quel che resta della notte, ascolto il rumore dei passi rimbombare al mio interno
Saluto chi come me insegue
L’ebbrezza della luce, lo splendore della farfalla,
Nell’oscurità di questo tunnel.

Saluto chi beve con me dal mio bicchiere
Nelle tenebre di una notte che entrambi ci avvolge:
Saluto il mio spettro.

Per me i miei amici preparano sempre una festa
Da Dio, una sepoltura serena all’ombra delle querce
Un epitaffio inciso nel marmo del tempo
E sempre ai funerali li precedo correndo:
Chi è morto… chi?

La scrittura, un cucciolo che morde il nulla
La scrittura ferisce senza lasciar tracce di sangue.

Le nostre tazze di caffè. Gli uccelli, gli alberi verdi
Nell’ombra azzurrina, il sole che scivola di muro
In muro con balzi di gazzella
L’acqua delle nubi dalla forma illimitata – tutto quel che ci resta.

Il cielo. E altre cose dai ricordi sospesi
Rivelano che questo mattino è potente splendore,
E che noi siamo i convitati dell’eternità.

Mahmoud Darwish

Nato nel 1941 e morto nel 2008, Darwish è autore di circa venti raccolte di poesie (pubblicate dal 1964 a oggi) e sette opere in prosa, di argomento narrativo o saggistico. È considerato tra i maggiori poeti in lingua araba. È stato giornalista e direttore della rivista letteraria “al-Karmel” (Il Carmelo), e dal 1994 era membro del Parlamento dell’Autorità Nazionale Palestinese.

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A vilde Chayes ( pubblicata su “Il Manifesto del 17/2/2009, p.6)

Le miei nonne, quando mi raccontavano i pogrom in Russia oppure quelli dei nazisti che hanno massacrato 1500 ebrei in piazza a Rokitno, dove la mia nonna materna è cresciuta e dove ha perso 33 famigliari tra cui tanti bambini; tra una lacrima all’altra chiamavano quegli assassini “ a vilde chayes”- traduzione letteraria dal Yidish sarebbe animali selvatici ma il significato è più vicino a “bestie feroci”.
In questi giorni, scioccata e scossa dal massacro nella striscia di Gaza , di fronte a queste immagini e testimonianze di crudeltà, non posso che ripetere e ripetere queste parole in yidish “a vilde chayes ”. Abbiamo vissuto anche “Sabra e Shatila”, ma questa volta il massacro è così perfetto. Niente si può nascondere nemmeno dietro la menzogna più “intelligente”. Qui non ci sono le Milizie Falangiste. La gloria è tutta di Tzahal- l’esercito israeliano. In realtà non c’è da stupirsi. L’occidente ha dato tutto il suo aiuto e appoggio perchè potesse succedere. Usa e Italia in testa. Dal 11 settembre 2001, Israele ha aumentato del 60% le sua produzione ed esportazione di prodotti per la sicurezza e la lotta al terrorismo. Terrorismo, nato e cresciuto nel medio oriente legato al conflitto israelo palestinese e all’esistenza dello stato d’Israele. Mentre il terrorismo palestinese fu presentato come una atrocità nata dal nulla, per puro odio di Israele, Israele ha potuto fortificare e perfezionare la sua macchina militare fino ad arrivare all’uso del fosforo contro la popolazione Libanese nel 2006 ed ora contro i palestinesi. Mark Regev il portavoce d’Israele ha detto alla tv che Israele usa soltanto “armi democratiche”. I piloti dell’esercito israeliano che hanno da sempre bombardato i palestinesi dal alto non sono mai stati chiamati terroristi.
Dimenticata la tragedia palestinese del 48, dimenticati gli oltre 400 villaggi palestinesi rasi al suolo, dimenticati i profughi palestinesi, dimenticata soprattutto L’OCCUPAZIONE che dal 1967 ha permesso ad Israele di fare di tutto: di non rispettare nessuna legge internazionale, di confiscare, insediare, ammazzare, arrestare, torturare, chiudere università, soprattutto quelle democratiche, di appoggiare economicamente le università musulmane, di costruire il muro, bloccare la mobilità civile con i check point, di permettere ai coloni fascisti di tagliare gli ulivi e di sparare sui contadini palestinesi, di costruire strade per i coloni e distruggere case dei palestinesi, di non prendere in considerazione le denunce legali dei palestinesi contro i crimini dell’esercito.
Dal ritiro israeliano dalla striscia di Gaza nel settembre 2005, Israele ha creato con furbizia l’immagine di chi ha fatto “un sacrificio” ma in realtà continua ad occupare la striscia di Gaza con la piena consapevolezza dell’occidente e dell’Unione Europea. La vita dei cittadini della striscia è peggiorata. Israele controlla il porto, la mobilità, proibisce il passaggio dei viveri e delle merci, dei medicinali, dei carburanti e l’elettricità Blocca i pagamenti, separa famiglie tra la striscia e la cisgiordania. Non dà permessi di lavoro, non lascia pescare. Più del 80% della popolazione palestinese nella striscia di Gaza vive oggi in condizioni incettabili di povertà.
Mentre tutta questa macchina militare israeliana cresce e si perfeziona, mentre la cultura militare penetra sempre di più nella società israeliana, in Italia si festeggiano i 60 anni d’Israele elogiando “l’unica democrazia” del medio oriente. Italia invita Israele come ospite d’onore alla fiera del libro a Torino, per festeggiare il suo alto livello culturale rifiutando ogni protesta contraria e ignorando completamente l’occupazione, mentendo e dicendo che si deve separare la cultura dalla politica. Non solo. avvertendo la gravità e il pericolo di antisemitismo proveniente da chi osa protestare contro questa presenza culturale. Ma dentro lo stand d’Israele si vendeva altro che solo cultura: oltre ai libri c’erano i prodotti cosmetici “Ahava” che noi israeliani contro l’occupazione boicottiamo perché sono prodotti da una azienda dei coloni. Ci sono i vini del Ramat Hagolan- e chi si ricorda che il Golan appartiene alla Siria? Israele è solo cultura e democrazia. Ci sono i depliant turistici che ti invitano a visitare Israele ignorando l’occupazione e vendendo le bellezze della città vecchia di Gerusalemme come fosse solo città Israeliana.
Se succede qualcosa agli israeliani si deve difendere Israele e fare giustizia, sempre e a prescindere dall’occupazione, perciò: colpire i “veri” colpevoli: I palestinesi. Sinistra come destra. Fini diventa il più grande amico d’Israele. Il partito democratico dà una mano all’istituto Peres e diverse regioni italiane appoggiano economicamente gli ospedali israeliani per curare lì i bambini palestinesi, a prescindere dell’occupazione, quando le donne incinte non hanno il permesso di passare il check point per partorire, quando i bambini vengono feriti dai soldati israeliani, quando gli ospedali palestinesi rimangono quasi privi di tutto per via dell’occupazione, quando nessuno può svolgere una vita normale.
In 60 anni Israele è riuscita a manipolare la Shoa per giustificare tutto. In nome della Shoa si deve usare la forza , si deve educare al nazionalismo, si può disprezzare il medio oriente culturalmente poco occidentale, si possono creare alleanze con governi che hanno parlamentari fascisti.
Perché no? Contenta anche la comunità ebraica italiana. Di fronte a questo massacro è possibile che non ci sia almeno un rabbino in Italia che alza la voce contro i crimini d’Israele? Oppure, qualcuno ha paura per il suo posto di lavoro alla comunità?
Senza la fine dell’occupazione e senza un piano di una giusta pace, Israele diventerà sempre più feroce e crudele, Hamas e i movimenti islamici integralisti si rinforzeranno e cresceranno. Le prossime generazione non avranno nessun futuro. Nessuna possibilità di conoscere la democrazia.
Il medio oriente diventerà una esplosione di odio, di sofferenze e di morte.

La giornata della memoria è alle porte . Mentre ricevo un e-mail con l’invito: “Per ricordare come l’uomo talvolta possa essere più crudele di una bestia feroce” , ricevo un altro e-mail da Israel. Il tenente colonnello israeliano, Yoav Tal, ha detto in un dibattito : ”secondo me, bisogna farlo (il massacro) più forte, Dresda, Dresda, Sterminare la città!”..
Sabato sarò a Roma per manifestare contro il massacro e per gridare di
fermare immediatamente i Vilde Chayes. Sarò la con i mie amici palestinesi e israeliani contro l’occupazione. Non bruceremo le bandiere ne utilizzeremo la svastica e la stella di Davide. Andremmo insieme
mettendo sul vestito una striscia di stoffa nera strappata, come si strappa un pezzo del vestito nel lutto ebraico. Vi invito a manifestare assieme a noi contro il massacro, condividere con noi il lutto per la morte dei bambini e cittadini innocenti, lutto per la morte delle democrazie dei paesi occidentali che ignorano per anni la terribile occupazione israeliana e che consentono a Israele di perfezionare sempre di più la sua macchina militare. Teniamo la striscia nera anche nel giorno della memoria perché si fermi il massacro e perché la memoria della Shoa diventi un appello al rispetto pieno dei diritti umani in tutto il mondo per tutti i popoli.
Per ricordare che l’unica arma contro la violenza è la pace.

————————————————–
Ronit Dovrat, israeliana contro l’occupazione.
Vice presidente dell’associazione Zeit U za’atar - palestinesi e israeliani residenti in Italia per una pace giusta.

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Le lezioni dei bambini di Gaza

A Gaza, bambini,
imparate che il cielo uccide
e che le case fanno male.
Imparate che la coperta è fumo
e che la colazione è polvere.

Imparate che le macchine fanno le capriole
i vestiti diventano rossi
gli amici si trasformano in statue
i panettieri non vendono il pane

Imparate che la sera è un fucile,
che i giocattoli bruciano
che il respiro si può fermare,
potrebbe toccare a voi.

Imparate:
se vi mandano fuoco
non se lo potevano immaginare:
non muore solo il soldato
anche voi e chi gli sta a lato.

Non c’é dove correre,
non c’è dove andare
non vi potete nascondere
in casa a tremare.

Imparate che la morte non è la vita
Che l’aria non è pane.

La terra è per tutti – avete diritto a
non essere morti
La terra è per tutti – avete diritto a
non essere morti
La terra è per tutti – avete il diritto a
non essere morti
La terra è per tutti – avete il diritto a
non essere morti

di Michael Rosen, Poeta Nazionale dell’infanzia per il 2007.
Poesia recitata il 10 gennaio 2009, nel Speakers’ Corner, all’Hyde Park di Londra

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Chiediamo agli israeliani di aprire i confini di Gaza come a suo tempo furono aperte le porte di Auschwitz, nel rispetto dellla memoria delle vittime dei campi di sterminio.
Chiediamo agli israeliani di ricordare le loro origini e la sofferenza che hanno patito i loro padri.
Chiediamo loro di tendere una mano ai fratelli palestinesi e di trovare finalmente un’intesa per una pacifica convivenza dopo 60 anni di guerre e di conflitti.
Quanto lunga sarà ancora la lista delle vittime e quante madri dovranno piangere i loro figli?
Non c’è altra via per una pace duratura che il rispetto ed il riconoscimento reciproco.

Edvino Ugolini
27 gennaio 2009

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I bambini… e i miei bambini

I bambini nascono
li accolgono nella culla
i loro nomi scelti
nell’albero genealogico
dei venerati antenati
Li accolgono programmi di risparmio
la visione lontana dell’avvenire
e l’odore della cannella bollita
sul fuoco del desiderio
Li accolgono gli anniversari
le feste
e gli abiti nuovi
I miei bambini nascono
li accolgono le lacrime dell’amore
i brividi della paura
All’uscita della maternità
li attendono
occhi di cani arrabbiati
li attendono
i randelli della polizia
li attendono
programmi di eliminazione fisica
e di visione lontana della morte
I miei bambini nascono
e con loro nascono
le bombe al fosforo
con i loro bagliori stupefacenti
come fuochi d’artificio
a carnevale
I miei bambini nascono
con le loro piccole bare

Samih al Qasim

Nato nel 1939, Qasim è sicuramente uno dei più famosi poeti palestinesi in patria e all’estero.
Diverse sue poesie nazionalistiche sono state messe in musica.
È direttore del giornale arabo-israeliano Koull El Arab.
Nel 1999 ha preso parte a “Napolipoesia. Incontri internazionali”.

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Presidio a Palazzo Marino contro lo sgombero di Cox 18. Ci hanno chiuso il centro sociale, e noi le nostre iniziative le facciamo in piazza:- Riapre la libreria Calusca: banchetto di libri, riviste, autoproduzioni- Teatro e musica con:Walter Leonardi, Chinaski, Flavio Pirini, Folco Orselli, Cesare Basile,Angelo Pisani, Lucia Vasini, Paolo Rossi.

Milano 26 gennaio

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I bambini di Gaza

Le lucciole al fosforo bianco
calate dal cielo
hanno ghermito
i bambini di Gaza
piccole perle aggrappate
ad un mare di nulla
piccole vittime
legate da un destino iniquo
sospese in un lembo di terra maledetta
piccoli angeli
partiti per una terra
finalmente promessa
insieme ad altre
piccole vittime
del passato presente
finite nell’oblio.

Edvino Ugolini

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LA MEMORIA DELL’OLOCAUSTO PASSATO E PRESENTE

Se vogliamo rendere omaggio alle vittime dell’olocausto, dobbiamo ricordare anche le vittime del presente, le vittime di Gaza, le vittime delle tante guerre dimenticate, le vittime delle guerre tra poveri, le vittime dell’immigrazione clandestina, le vittime dello sfruttamento, le vittime della precarietà, le vittime di un sistema che si definisce democratico ma null’altro è che la mercificazione del corpo e della mente umana, l’annientamento della personalità e l’asservimento alle logiche del potere e del libero mercato.

Le vittime di oggi sono le vittime di sempre, soggiogate dal sistema, strumentalizzate e messe da parte quando hanno esaurito la loro funzione.

Ricordiamo l’olocausto senza dimenticare i moderni olocausti che la società del benessere ignora o rifiuta.

Edvino Ugolini

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Il corteo è partito da Piazza XXIV Maggio appena dopo le 16. Tanta gente. Ci si guardava senza crederci. Milano e dintorni hanno dato una bellissima risposta alle stupide provocazioni di amministratori inetti e socialmente inadeguati. La manifestazione è stata guidata ottimamente anche in assenza di un servizio d’ordine vero e proprio. Corteo duro e compatto. Si è parlato di 10.000 persone. Chiaramente tante forze dell’ordine.
Solo pochissimi i momenti di tensione a causa di qualche sparuto
gruppetto di cani sciolti. Tutto il corteo si è attenuto alle indicazioni della “responsabilità”. La testa del corteo ha evitato Piazza Duomo e Palazzo Marino, e prontamete, alla fine, il lungo corteo si è fermato in piazza XXIV Maggio da dove era partito.

Milano 24 gennaio

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