Archivio per la Categoria “Palestina”


E’ deceduta nell’ospedale di Ramallah dove era stata ricoverarta d’urgenza Jawaher Abu Rahmah, sorella di
Bassem Abu Rahmah, ucciso anche lui durante una manifestazione di protesta a Bilin il 17 aprile 2010. La sorella è stata uccisa in analoghe circostanze dopo essere stata colpita da una granata di gas lacrimogeno sparata dai militari israeliani che presidiano il recinto di divisione nei pressi di Bilin. Il villaggio di Bilin è da cinque anni teatro di manifestazioni popolari contro il recinto costruito dall’esercito israeliano. Ogni venerdì si svolge una manifestazione che sfocia regolarmente in scontri con i militari israeliani. A Bilin si svolge anche da cinque anni in aprile la conferenza internazionale contro il muro dell’apartheid organizzata dal Comitato di Lotta Popolare e a cui partecipano rappresentanti di associazioni da tutto il mondo.
Da parte di tutti noi il più profondo cordoglio per la morte di un’altra vittima della prepotenza militare israeliana contro civili inermi che hanno l’unico torto di lottare per i loro diritti e la nostra solidarietà incondizionata al popolo palestinese.

Edvino Ugolini
Rete Artisti contro le guerre

Info:http://www.popularstruggle.org
Contatti: Jonathan Pollak +972-54-632-7736

Comments Nessun Commento »

Il forum sull’educazione, svoltosi in varie località della Palestina, si è concluso domenica 31 ottobre con un’affollata assemblea a Ramallah.
I vari gruppi di lavoro, che si sono riuniti nella tre giorni del forum, hanno esposto i risultati dei loro lavori e si sono dati appuntamento al prossimo forum sull’educazione che si svolgerà dal 10 al 13 dicembre a Santiago de Compostela in Spagna.
Durante il forum si sono tenute conferenze e work shop su varie tematiche inerenti al mondo dell’educazione e della formazione, soprattutto rivolta al dialogo interculturale e interetnico.
Prima della cerimonia di apertura del forum si era svolta nel centro di Ramallah una marcia di solidarietà a cui hanno partecipato migliaia di studenti.

Comments Nessun Commento »

Anche la Rete Artisti ha aderito alla spedizione internazionale di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza sotto assedio dal 2007. In un recente incontro a Roma le realtà convenute hanno deciso di avviare immediatamente una campagna di sensibilizzazione politica, finalizzata alla partecipazione alla nuova flottiglia internazionale con una o più navi italiane, composte da attivisti italiani ed in grado di trasportare il materiale umanitario che verrà raccolto od acquistato. La riunione ha espresso anche il proprio sostegno alle iniziative ed ai convogli che si muoveranno per raggiungere Gaza via terra come quello dell’Organizzazione Viva Palestina che partirà il 18 settembre.
I partecipanti all’incontro hanno infine deciso di procedere alla realizzazione di un coordinamento tra tutte le realtà organizzate ed i singoli attivisti che si riconoscono negli obiettivi della Freedom Flotilla 2: sostenere concretamente la popolazione sottoposta all’embargo e rompere l’assedio di Gaza per affermare i diritti del popolo palestinese.
Il coordinamento rivolge un forte appello a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni sindacali, al mondo dell’associazionismo e della solidarietà internazionale, ai movimenti pacifisti e antimilitaristi, a tutti gli uomini e le donne impegnati per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, affinché aderiscano e sostengano la Freedom Flotilla 2 e tutte le iniziative per la fine dell’assedio dei Palestinesi di Gaza e per il riconoscimento del legittimo diritto del popolo palestinese alla vita, alla terra ed alla libertà.

Edvino Ugolini
Rete Artisti contro le guerre

Comments Nessun Commento »

Un gruppo composto da una quarantina di persone e guidato da Luisa Morgantini ha visitato i luoghi simbolo della Palestina e alcune località israeliane dove forte è la componente araba. Importante soprattutto la partecipazione alla conferenza internazionale di Bilin dal 21 al 23 aprile.

Report della settimana

20 aprile

Visita e incontro alla sede dell’ONU a Gerusalemme, dove un funzionario ha illustrato la divisione dei territori occupati e la situazione odierna del muro che li divide dal territorio israeliano.
Dopo l’incontro visita del sito a Gerusalemme est dove sono state demolite alcune case palestinesi per fa posto ad un insediamento di coloni israeliani. Accanto a questo sito resiste ancora una casa che è stata occupata dai coloni, mentre i suoi legittimi proprietari sono costretti a vivere in una tenda nel cortile della casa. A seguire visita al centro storico di Gerusalemme.

21 aprile

Conferenza internazionale di Bilin, villaggio al centro dell’attenzione per via delle manifestazioni contro il muro che si svolgono regolarmente da cinque anni a questa parte. Questa quinta conferenza organizzata dal locale Comitato Popolare ha portato a Bilin attivisti da tutto il mondo e ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’autorità palestinese e di organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali. Questa quinta conferenza era dedicata alla memoria di Bassem, un ragazzo palestinese di Bilin ucciso un anno fa dai militari israeliani durante una manifestazione contro il muro.

22 aprile

Mentre il resto del gruppo si è recato nella Valle del Giordano io insieme a Luisa abbiamo partecipato ai lavori della conferenza che ha visto lo svolgimento di tre workshop su tre temi fondamentali:

- Il network internazionale
- Gli aspetti giuridici della lotta contro il muro
- La campagna di boicottaggio BDS

Vedi www.internationalpopularstruggle.org

La seconda parte della giornata ha visto i partecipanti dividersi in tre gruppi che si sono recati nelle seguenti località:

- Gerusalemme
- Betlemme
- Valle del Giordano

Io ero nel gruppo di Betlemme, dove negli ultimi tempi fervono i lavori per la costruzione del muro, soprattutto nelle località di Al Walaja e Beit Jala e dove si svolgono azioni dirette non violente da parte di attivisti internazionali insieme ai palestinesi. In questa occasione il nostro gruppo composto da una ventina di persone si è diretto verso una casa alla periferia di Betlemme dove le ruspe hanno spianato il cortile per preparare le fondamenta del muro. A poche centinaia di metri dalla casa il gruppo è stato bloccato dai militari israeliani che hanno sbarrato la strada con del filo spinato. Dopo circa quattro ore di faccia a faccia con i soldati è arrivato l’ordine di sgomberare e il gruppo si è dovuto allontanare.

23 aprile

Giornata conclusiva della conferenza di Bilin con le relazioni dei singoli gruppi che hanno svolto i workshop. Le conclusioni sono state fatte da Luisa Morgantini che aveva anche aperto i lavori.
Dopo la conferenza si è svolta la manifestazione unitaria contro il recinto nei pressi di Bilin che ha visto la partecipazione di circa 500 persone. Durante la manifestazione i dimostranti sono stati attaccati dai militari con gas lacrimogeni e bombe stordenti. Dopo mezz’ora di ripetuti attacchi i manifestanti sono stati costretti a ritirarsi. Alla fine un ferito grave tra i manifestanti, un ragazzo israeliano che è stato colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno, e vari intossicati.
Nel pomeriggio si è svolta a Gerusalemme un’altra manifestazione nel sito che il gruppo aveva visitato il primo giorno e che ha visto la partecipazione di circa 300 persone, per lo più attivisti israeliani, che protestavano contro gli insediamenti dei coloni e la demolizione delle case palestinesi.

24 aprile

Visita a Nablus. Prima tappa campo profughi di Balata alla periferia di Nablus, dove vivono 25.000 persone. Incontro con i responsabili del campo che hanno illustrato la situazione. Secondo incontro con l’Associazione HSA (Human Supporters Association) che opera all’interno del campo a favore soprattutto dei bambini e delle donne, nonché delle famiglie delle vittime della seconda Intifada. Ci sono vari progetti in collaborazione con il CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) come ad esempio la creazione di una rivista in arabo e inglese (Our Voice, Youth Magazine) e un campo estivo a cui partecipano 400 ragazzi e nel corso del quale vengono svolte attività di danza popolare, teatro e musica (vedi www.humansupporters.org e www.cissong.org). A seguire visita del centro storico di Nablus.
In serata un incontro a Gerusalemme con due rappresentanti del Parents Circle, un’associazione dei parenti delle vittime del conflitto e a cui aderiscono circa 700 famiglie sia palestinesi che israeliane.

25 aprile

Visita a Haifa. Prima tappa nel villaggio palestinese di Jisl Zarqa (Ponte Blu) posto sul mare in una splendida cornice. Seconda tappa a Haifa nel Centro Culturale Mossawa, dove abbiamo incontrato Jafar Farah direttore del centro. Il Centro Mossawa è in primo luogo un centro studi che dispone di spazi espositivi ed è un luogo d’incontro tra arabi ed ebrei. Il centro elabora anche progetti di carattere economico e analisi sugli aspetti discriminatori delle leggi vigenti in Israele.
In serata visita della città di Jaffa. Durante la cena conviviale incontro con alcuni membri dell’Associazione Combattenti per la Pace composta sia da israeliani che da palestinesi impegnati in iniziative di pace volte al dialogo tra le due parti.
Nella stessa giornata si sono svolte manifestazioni a Silwan nei pressi di Gerusalemme contro una marcia dei coloni e a Betlemme contro la demolizione delle case.

26 aprile

Visita a Hebron. Prima tappa al Rehabilitation Committee fondato nel 1996 e che si occupa della ristrutturazione delle case palestinesi nel centro storico della città, le cui origini risalgono addirittura a 5.500 anni fa. La città che conta più di 220.000 abitanti vive una situazione particolare in quanto nel suo centro si sono insediati circa 400 coloni che di fatto hanno creato una divisione nel cuore della città. Il centro storico è sotto controllo militare israeliano e ben 1500 militari vengono impiegati per dividere i residenti palestinesi dai coloni. Dal 1996 ad oggi il Comitato ha ristrutturato 900 case (vedi www.hebronrc.org). A seguire visita del centro storico di Hebron.
Nel pomeriggio visita al Centro Antiviolenza sulle donne di Mehwar a Beit Sahour nei pressi di Betlemme. Questo centro unico nel suo genere è finanziato dal Governo italiano.
A seguire visita a Betlemme nella zona dove è stato eretto il muro.

Conclusioni

Per concludere un mio pensiero che riassume un po’ questa esperienza che sicuramente avrà un seguito almeno per quanto mi riguarda. A distanza di otto anni quando sono stato per la prima volta in Palestina durante la seconda Intifada, la situazione è peggiorata notevolmente. Proprio nel 2002 è iniziata la costruzione del muro che non è ancora finita e negli ultimi anni gli insediamenti dei coloni sono aumentati a dismisura occupando illegittimamente vaste aree dei territori palestinesi. Questo purtroppo è un dato negativo. Resta sempre la speranza e la volontà di cambiare le cose, come si è visto nel caso di Bilin, dove da cinque anni la popolazione manifesta contro il muro e che è diventata un simbolo della lotta popolare e della resistenza non violenta. Inoltre sempre più israeliani, ancora una minoranza però, prendono le parti dei palestinesi perché hanno capito che il loro futuro è inscindibile da quello dei loro fratelli palestinesi.

Edvino Ugolini
Rete Artisti contro le guerre

Comments Nessun Commento »

 

Gaza Freedom March

- alcune foto da Edvino Ugolini -

 

freedomgaza_dsc_0727_600

    freedomgaza_dsc_0833_600

  freedomgaza_dsc_0906_600

 freedomgaza_dsc_0746_600

 In costruzione…

Comments Nessun Commento »

Tutti i report

Primo report 30.12.2009
Come già si sapeva, la marcia per Gaza non e’ stata autorizzata dalle autorita’ egiziane. Negli ultimi due giorni ci
sono stati un susseguirsi di incontri ed inmiziative da parte delle
delegazioni straniere che si trovano al Cairo per trovare una
soluzione. Una parziale soluzione era stata offerta ai volontari delle 42 associazioni partecipanti alla marcia che consisteva
nell’autorizzare l’entrata a Gaza a cento persone in modo tale da dare loro la possibilita di portare aiuti umanitari alla popolazione
palestinese. Questa soluzione e’ stata pero’ rifiutata dopo un’ accesa assemblea che si e’ conclusa a notte fonda. Il motto e’ stato: o tutti o nessuno. Oggi ci saranno altri due incontri uno al pomeriggio e uno alla sera per definire le iniziative per la marcia di domani al Cairo. Per ora e’ solo sicuro il posto da dove partira’ la marcia e l’ora. La marcia dovrebbe partire alle ore 10 dal Ministero per gli Affari esteri egiziano. Nella giornata di ieri c’e stata una manifestazione davanti all’Ambasciata italiana e una delegazione composta da manifestanti appartenenti alle associazioni italiane presenti, nella fattispecie il Forum Palestina e l’Associazione per la Pace che gia in passato avevano organizzato manifestazioni in sostegno al popolo palestinese, ha avuto un incontro con l’ambasciatore italiano. Il pomeriggio c’e stata una manifestazione davanti al Sindacato dei giornalisti con la partecipazione di diverse centinaia di persone che hanno esposto striscioni inneggianti alla liberta’ per Gaza. Gia’ nella giornata di lunedi’ ci sono state delle manifestazioni, nella fattispecie davanti alla sede dell’ONU e davanti all’ ambasciata francese, che era sfociata nella sua occupazione da parte di alcune decine di manifestanti. Diversi sono gli attivisti in sciopero della fame per protestare contro il divieto di marciare a Gaza. In serata come detto prima verranno comunicate le iniziative in occasione della marcia di domani che si preannuncia carica di tensioni.
Ultima notizia: la manifestazione al Cairo in concomitanza con la marcia a Gaza inizierà alle 10 nella centrale piazza di fronte al Museo Egizio.

Secondo report 2.01.2010
Il 31 dicembre si è svolta a Gaza la marcia, mentre nello stesso tempo al Cairo gli attivisti internazionali costretti a disertare la marcia hanno svolto una manifestazione di solidarieta’ nel centro cittadino. Nel corso della manifestazioine che prevedeva anche il blocco del traffico ci sono stati dei tafferugli con la polizia ma a parte una manifestante che si e’ ferita cadendo a terra non ci sono stati incidenti gravi. Dopo l’intervento deciso della polizia la manifestazione e’ continuata con un sit in nella piazza principale della citta’ a cui hanno pertecipato circa cinquecento persone. Nella giornata di ieri invece si e’ svolta una manifestazione davanti all’Ambasciata israeliana. Il giorno prima della marcia era partita una delegazione di circa cento persone su due pullman che hannno portato anche aiuti umanitari alla popolazione di
Gaza. I partecipanti sono attesi per domani sera. Questa sera intanto si svolgera’ un incontro tra le delegazioni internazionali per fare il punto sulla situazione. Il rientro della delegazione italiana e’ previsto per lunedi’ 4 gennaio.

Terzo report 3.01.2010
Ieri sera si è svolta una riunione delle delegazioni francesi e
belghe e di quella di Assopace. Nel corso della riunione sono state fissate le priorita’ del prossimo futuro, in primis un incontro a livello europeo che si dovrebbe tenere a febbraio a Bruxelles per preparare un’altra delegazione per Gaza. Sono state poi raccolte le singole esperienze delle delegazioni. Questa mattina invece si è svolto l’incontro con l’unica delegazione che finora e’ riuscita ad entrare a Gaza per partecipare alla marcia, composta da circa 90 persone per lo piu’ appartenenti al gruppo americano Code Pink che sono tornate proprio ieri notte. Da parte dei singoli partecipanti c’e’ stata la toccante testimonianza dei loro incontri con i bambini, con le donne e con gli studenti, tutto sotto stretta sorveglianza da parte dei miliziani di Hamas che tra l’altro ha dato poco spazio alle donne palestinesi che volevano partecipare alla marcia. Da parte di tutti è partito l’appello per una maggiore unita’ d’intenti per rompere il silenzio su Gaza. Per domani mattina e’ prevista un’altra manifestazione davanti alla Corte Suprema del Cairo per protestare contro il muro che il Governo egiziano vuol far erigere per evitare il traffico di materiali attraverso i tunnel che collegano Gaza con il territorio egiziano.

Quarto report 5.01.2010
Sono rientrato oggi dall’Egitto con il gruppo di Assopace-Action for Peace che aveva partecipato alle iniziative connesse alla marcia per Gaza. Ieri il gruppo è partito alla volta di Milano e Roma da cui provenivano i partecipanti alla marcia. Alcuni del gruppo si sono fermati ancora per qualche giorno in attesa degli eventi. Sono trapelate notizie su nuovi tentativi da parte di piccoli gruppi di raggiungere Rafah per entrare a Gaza ma sembra che nessuno sia riuscito a passare. L’altra sera c’è stato presso l’albergo dove pernottava il gruppo di Assopace un altro incontro con due partecipanti alla marcia per Gaza, nella fattispecie due danesi che hanno raccontato le loro esperienze vissute con i bambini durante la loro permanenza a Gaza.
Per il momento non si vedono ulteriori spiragli, e sembra che la delegazione di circa 90 persone che hanno avuto l’autorizzazione ad entrare a Gaza, sia destinata almeno per il momento, a rimanere l’unica testimonianza da parte di volontari internazionali. Resta da parte di tutti i gruppi l’impegno a contribuire a porre fine all’assedio di Gaza e all’embargo delle merci. Il Forum Palestina ha preso posizione come già in passato a favore del BDS (Campagna di boicottaggio contro Israele) e si è dissociato dall’offerta di autorizzare soltanto una piccola delegazione ad entrare a Gaza da parte del Governo egiziano. Questa posizione era emersa già nei giorni scorsi quando era stata fatta tale proposta. A febbraio ci sarà un incontro a livello europeo a Bruxelles tra i rappresentanti dei gruppi che hanno partecipato alla marcia per Gaza.

Edvino Ugolini

Comments Nessun Commento »

A vilde Chayes ( pubblicata su “Il Manifesto del 17/2/2009, p.6)

Le miei nonne, quando mi raccontavano i pogrom in Russia oppure quelli dei nazisti che hanno massacrato 1500 ebrei in piazza a Rokitno, dove la mia nonna materna è cresciuta e dove ha perso 33 famigliari tra cui tanti bambini; tra una lacrima all’altra chiamavano quegli assassini “ a vilde chayes”- traduzione letteraria dal Yidish sarebbe animali selvatici ma il significato è più vicino a “bestie feroci”.
In questi giorni, scioccata e scossa dal massacro nella striscia di Gaza , di fronte a queste immagini e testimonianze di crudeltà, non posso che ripetere e ripetere queste parole in yidish “a vilde chayes ”. Abbiamo vissuto anche “Sabra e Shatila”, ma questa volta il massacro è così perfetto. Niente si può nascondere nemmeno dietro la menzogna più “intelligente”. Qui non ci sono le Milizie Falangiste. La gloria è tutta di Tzahal- l’esercito israeliano. In realtà non c’è da stupirsi. L’occidente ha dato tutto il suo aiuto e appoggio perchè potesse succedere. Usa e Italia in testa. Dal 11 settembre 2001, Israele ha aumentato del 60% le sua produzione ed esportazione di prodotti per la sicurezza e la lotta al terrorismo. Terrorismo, nato e cresciuto nel medio oriente legato al conflitto israelo palestinese e all’esistenza dello stato d’Israele. Mentre il terrorismo palestinese fu presentato come una atrocità nata dal nulla, per puro odio di Israele, Israele ha potuto fortificare e perfezionare la sua macchina militare fino ad arrivare all’uso del fosforo contro la popolazione Libanese nel 2006 ed ora contro i palestinesi. Mark Regev il portavoce d’Israele ha detto alla tv che Israele usa soltanto “armi democratiche”. I piloti dell’esercito israeliano che hanno da sempre bombardato i palestinesi dal alto non sono mai stati chiamati terroristi.
Dimenticata la tragedia palestinese del 48, dimenticati gli oltre 400 villaggi palestinesi rasi al suolo, dimenticati i profughi palestinesi, dimenticata soprattutto L’OCCUPAZIONE che dal 1967 ha permesso ad Israele di fare di tutto: di non rispettare nessuna legge internazionale, di confiscare, insediare, ammazzare, arrestare, torturare, chiudere università, soprattutto quelle democratiche, di appoggiare economicamente le università musulmane, di costruire il muro, bloccare la mobilità civile con i check point, di permettere ai coloni fascisti di tagliare gli ulivi e di sparare sui contadini palestinesi, di costruire strade per i coloni e distruggere case dei palestinesi, di non prendere in considerazione le denunce legali dei palestinesi contro i crimini dell’esercito.
Dal ritiro israeliano dalla striscia di Gaza nel settembre 2005, Israele ha creato con furbizia l’immagine di chi ha fatto “un sacrificio” ma in realtà continua ad occupare la striscia di Gaza con la piena consapevolezza dell’occidente e dell’Unione Europea. La vita dei cittadini della striscia è peggiorata. Israele controlla il porto, la mobilità, proibisce il passaggio dei viveri e delle merci, dei medicinali, dei carburanti e l’elettricità Blocca i pagamenti, separa famiglie tra la striscia e la cisgiordania. Non dà permessi di lavoro, non lascia pescare. Più del 80% della popolazione palestinese nella striscia di Gaza vive oggi in condizioni incettabili di povertà.
Mentre tutta questa macchina militare israeliana cresce e si perfeziona, mentre la cultura militare penetra sempre di più nella società israeliana, in Italia si festeggiano i 60 anni d’Israele elogiando “l’unica democrazia” del medio oriente. Italia invita Israele come ospite d’onore alla fiera del libro a Torino, per festeggiare il suo alto livello culturale rifiutando ogni protesta contraria e ignorando completamente l’occupazione, mentendo e dicendo che si deve separare la cultura dalla politica. Non solo. avvertendo la gravità e il pericolo di antisemitismo proveniente da chi osa protestare contro questa presenza culturale. Ma dentro lo stand d’Israele si vendeva altro che solo cultura: oltre ai libri c’erano i prodotti cosmetici “Ahava” che noi israeliani contro l’occupazione boicottiamo perché sono prodotti da una azienda dei coloni. Ci sono i vini del Ramat Hagolan- e chi si ricorda che il Golan appartiene alla Siria? Israele è solo cultura e democrazia. Ci sono i depliant turistici che ti invitano a visitare Israele ignorando l’occupazione e vendendo le bellezze della città vecchia di Gerusalemme come fosse solo città Israeliana.
Se succede qualcosa agli israeliani si deve difendere Israele e fare giustizia, sempre e a prescindere dall’occupazione, perciò: colpire i “veri” colpevoli: I palestinesi. Sinistra come destra. Fini diventa il più grande amico d’Israele. Il partito democratico dà una mano all’istituto Peres e diverse regioni italiane appoggiano economicamente gli ospedali israeliani per curare lì i bambini palestinesi, a prescindere dell’occupazione, quando le donne incinte non hanno il permesso di passare il check point per partorire, quando i bambini vengono feriti dai soldati israeliani, quando gli ospedali palestinesi rimangono quasi privi di tutto per via dell’occupazione, quando nessuno può svolgere una vita normale.
In 60 anni Israele è riuscita a manipolare la Shoa per giustificare tutto. In nome della Shoa si deve usare la forza , si deve educare al nazionalismo, si può disprezzare il medio oriente culturalmente poco occidentale, si possono creare alleanze con governi che hanno parlamentari fascisti.
Perché no? Contenta anche la comunità ebraica italiana. Di fronte a questo massacro è possibile che non ci sia almeno un rabbino in Italia che alza la voce contro i crimini d’Israele? Oppure, qualcuno ha paura per il suo posto di lavoro alla comunità?
Senza la fine dell’occupazione e senza un piano di una giusta pace, Israele diventerà sempre più feroce e crudele, Hamas e i movimenti islamici integralisti si rinforzeranno e cresceranno. Le prossime generazione non avranno nessun futuro. Nessuna possibilità di conoscere la democrazia.
Il medio oriente diventerà una esplosione di odio, di sofferenze e di morte.

La giornata della memoria è alle porte . Mentre ricevo un e-mail con l’invito: “Per ricordare come l’uomo talvolta possa essere più crudele di una bestia feroce” , ricevo un altro e-mail da Israel. Il tenente colonnello israeliano, Yoav Tal, ha detto in un dibattito : ”secondo me, bisogna farlo (il massacro) più forte, Dresda, Dresda, Sterminare la città!”..
Sabato sarò a Roma per manifestare contro il massacro e per gridare di
fermare immediatamente i Vilde Chayes. Sarò la con i mie amici palestinesi e israeliani contro l’occupazione. Non bruceremo le bandiere ne utilizzeremo la svastica e la stella di Davide. Andremmo insieme
mettendo sul vestito una striscia di stoffa nera strappata, come si strappa un pezzo del vestito nel lutto ebraico. Vi invito a manifestare assieme a noi contro il massacro, condividere con noi il lutto per la morte dei bambini e cittadini innocenti, lutto per la morte delle democrazie dei paesi occidentali che ignorano per anni la terribile occupazione israeliana e che consentono a Israele di perfezionare sempre di più la sua macchina militare. Teniamo la striscia nera anche nel giorno della memoria perché si fermi il massacro e perché la memoria della Shoa diventi un appello al rispetto pieno dei diritti umani in tutto il mondo per tutti i popoli.
Per ricordare che l’unica arma contro la violenza è la pace.

————————————————–
Ronit Dovrat, israeliana contro l’occupazione.
Vice presidente dell’associazione Zeit U za’atar - palestinesi e israeliani residenti in Italia per una pace giusta.

Comments Nessun Commento »

Chiediamo agli israeliani di aprire i confini di Gaza come a suo tempo furono aperte le porte di Auschwitz, nel rispetto dellla memoria delle vittime dei campi di sterminio.
Chiediamo agli israeliani di ricordare le loro origini e la sofferenza che hanno patito i loro padri.
Chiediamo loro di tendere una mano ai fratelli palestinesi e di trovare finalmente un’intesa per una pacifica convivenza dopo 60 anni di guerre e di conflitti.
Quanto lunga sarà ancora la lista delle vittime e quante madri dovranno piangere i loro figli?
Non c’è altra via per una pace duratura che il rispetto ed il riconoscimento reciproco.

Edvino Ugolini
27 gennaio 2009

Comments Nessun Commento »

Più di 100.000 persone in piazza a Roma per manifestare contro l’aggressione armata di Israele ai danni della popolazione di Gaza. Varie associazioni, coordinate dal Forum Palestina, hanno dato vita ad una grande manifestazione di protesta pacifica contro il massacro dei civili palestinesi. Oltre alle associazioni hanno partecipato alla manifestazione anche i Cobas, che hanno aperto il corteo, seguiti dalle comunità dei migranti e dalla comunità palestinese, e vari partiti della sinistra antagonista. A chiudere il corteo i centri sociali.
In mattinata si è svolta l’assemblea nazionale del Patto Permanente contro la guerra a cui hanno preso parte diverse associazioni ed organizzazioni. L’assemblea era coordinata da Nella Ginatempo.
Durante l’assemblea sono stati discussi i temi inerenti alla situazione palestinese e alle prossime iniziative, cominciando dalla giornata della memoria che quest’anno avrà un significato particolare. Inoltre si sta preparando una massiccia mobilitazione contro il summit della NATO che si terrà a Strasburgo il 4 aprile. Piero Bernocchi dei Cobas ha evidenziato l’importanza del Social Forum Mondiale che si terrà a fine mese a Belem in Brasile. In riferimento alla mobilitazione contro la NATO è stata messa in evidenza la necessità doi continuare l’impegno contro la base militare Dal Molin di Vicenza e contro tutte le basi, a tale proposito si terrà a Vicenza una manifestazione il giorno 24 marzo. Da varie parti è stato anche posto il problema del boicottaggio dei prodotti israeliani su vasta scala. La prossima assemblea del Patto si terrà a Napoli a metà marzo.

Edvino Ugolini
Roma 17 gennaio 2009

Comments Nessun Commento »

Si è svolto anche a Trieste un presidio di solidarietà con la popolazione palestinese di Gaza in Piazza Oberdan davanti al Consiglio Regionale prima e in Piazza Unità davanti alla Prefettura poi. Al presidio, che è stato organizzato dal Comitato Salam i ragazzi dell’Olivo, hanno partecipato una cinquantina di persone. Questo presidio segue di pochi giorni la marcia per la pace svoltasi il giorno di Capodanno, durante la quale è stata evidenziata la drammatica situazione della popolazione di Gaza.

Edvino Ugolini

Comments Nessun Commento »