L’Associazione Penombre Onlus ha attivato un conto corrente per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite dalle inondazioni in Pakistan. Gli estremi del conto sono i seguenti:
IT42 M050 1812 1010 0000 0120 190 presso Banca Etica filiale di Padova, con la causale “Emergenza Pakistan”. Altri fondi saranno raccolti in occasione delle prossime iniziative della Rete Artisti di cui l’Associazione Penombre fa parte.

Edvino Ugolini
Associazione Penombre Onlus - Rete Artisti contro le guerre

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Una settimana per la pace
A 65 anni dal lancio della prima bomba atomica su Hiroshima
e Nagasaki, per il diritto alla vita ed una vita di diritti

1/4 agosto : CAMPO NAZIONALE GIOVANILE di Pax Christi a Trieste con don Nandino Capovilla, redattore di “Bocche scucite” dalla Palestina

3 agosto : Ore 18 - LETTURE DI PACE davanti al Museo della Guerra per la Pace “Diego de Henriquez”, al Capolinea del bus 18 in via Cumano, a cura del Comitato pace convivenza e solidarietà ”Danilo Dolci”

Ore 19,30 - INCONTRO CONVIVIALE presso l’associazione “Arià” di Opicina in strada di Monrupino, coi partecipanti al Campo giovanile di Pax Christi e alla Carovana in Bosnia di Tenda per la Pace Staranzano

5 agosto : Ore 20 - Parrocchia di Via Valmaura, “Pace in Bici” ACCOGLIENZA DEI PACICLISTI, con don Albino Bizzotto e Lisa Clark

6 agosto : “PACE IN BICI”, dalla Risiera di San Sabba a Trieste alla Base nucleare USA di Aviano, con tappe a Gorizia Udine e Pordenone, a cura di Beati i Costruttori di Pace

Ore 8,00 Risiera di San Sabba - COMMEMORAZIONE delle vittime DI HIROSHIMA alla presenza degli Enti locali, e partenza di “Pace in Bici”

Ore 9,30 Sosta in Piazza Unità davanti al Municipio di Trieste, porto di transito per navi nucleari militari - Ore 11 sosta a SISTIANA

8 agosto : Ore 20 Giardino di via S. Michele - INCONTRO con Thomas Fazi, autore del libro documentario “Standing Army”, sulle basi Usa in Italia e nel mondo. A cura di Andandes / Giardini urbani in gioco, Associazione Senza Confini Brez Meja e Coordinamento contro le guerre

9 agosto : Ore 11 davanti la Base militare di Aviano - “Pace in Bici” - COMMEMORAZIONE della strage atomica DI NAGASAKI

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Forum sociale europeo: Istanbul 1-4.7.2010

Si è concluso con l’assemblea finale il 6° forum sociale europeo. Nei tre giorni precedenti le maggiori iniziative sono state:

- La manifestazione di sabato 3 luglio a cui hanno partecipato più di cinquemila persone e che ha attraversato il centro di Istanbul fino a Piazza Taksim.
- La manifestazione davanti al centro di detenzione per migranti a cui hanno partecipato circa duecento persone.
- La manifestazione delle donne in Piazza Taksim a conclusione della Carovana delle donne partita da Skopje.
- I seminari ed i workshop che si sono tenuti da giovedì 1 a sabato 3 luglio nei luoghi deputati agli incontri su tematiche riguardanti: educazione, lavoro, ambiente e clima, movimento antimperialista, migranti, pace e guerra, solidarietà tra est e ovest.
- Inoltre durante tutta la durata del forum si sono tenuti banchetti delle associazioni nel Parco di Macka, nei pressi dell’università, sede dei lavori.

Nella dichiarazione finale è stata lanciata la proposta per una giornata di mobilitazione il 29 settembre e inoltre per un’assemblea europea in ottobre o novembre a Parigi.
Nel corso dell’assemblea finale oltre ad altre proposte riguardanti varie tematiche è stato proposto da parte della Rete Artisti contro le guerre un festival per l’acqua da svolgersi nell’estate 2011 nella regione del Kurdistan, dove maggiormente è sentita la questione dell’acqua anche collegata ai progetti per la costruzione di megadighe sui principali fiumi che attraversano il territorio.

Edvino Ugolini
Rete Artisti

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Anche a Trieste come nel resto d’Italia il Comitato primo marzo è sceso in piazza con gli immigrati e ha partecipato al corteo dei lavoratori per il primo maggio. Dopo il riuscito sciopero del primo marzo varie iniziative si sono susseguite, in particolar modo quelle relative alla sanatoria dei lavoratori irregolari che in alcuni casi si è rivelata un’autentica truffa ai danni dei lavoratori e dei loro datori di lavoro.

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Un gruppo composto da una quarantina di persone e guidato da Luisa Morgantini ha visitato i luoghi simbolo della Palestina e alcune località israeliane dove forte è la componente araba. Importante soprattutto la partecipazione alla conferenza internazionale di Bilin dal 21 al 23 aprile.

Report della settimana

20 aprile

Visita e incontro alla sede dell’ONU a Gerusalemme, dove un funzionario ha illustrato la divisione dei territori occupati e la situazione odierna del muro che li divide dal territorio israeliano.
Dopo l’incontro visita del sito a Gerusalemme est dove sono state demolite alcune case palestinesi per fa posto ad un insediamento di coloni israeliani. Accanto a questo sito resiste ancora una casa che è stata occupata dai coloni, mentre i suoi legittimi proprietari sono costretti a vivere in una tenda nel cortile della casa. A seguire visita al centro storico di Gerusalemme.

21 aprile

Conferenza internazionale di Bilin, villaggio al centro dell’attenzione per via delle manifestazioni contro il muro che si svolgono regolarmente da cinque anni a questa parte. Questa quinta conferenza organizzata dal locale Comitato Popolare ha portato a Bilin attivisti da tutto il mondo e ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’autorità palestinese e di organizzazioni palestinesi, israeliane e internazionali. Questa quinta conferenza era dedicata alla memoria di Bassem, un ragazzo palestinese di Bilin ucciso un anno fa dai militari israeliani durante una manifestazione contro il muro.

22 aprile

Mentre il resto del gruppo si è recato nella Valle del Giordano io insieme a Luisa abbiamo partecipato ai lavori della conferenza che ha visto lo svolgimento di tre workshop su tre temi fondamentali:

- Il network internazionale
- Gli aspetti giuridici della lotta contro il muro
- La campagna di boicottaggio BDS

Vedi www.internationalpopularstruggle.org

La seconda parte della giornata ha visto i partecipanti dividersi in tre gruppi che si sono recati nelle seguenti località:

- Gerusalemme
- Betlemme
- Valle del Giordano

Io ero nel gruppo di Betlemme, dove negli ultimi tempi fervono i lavori per la costruzione del muro, soprattutto nelle località di Al Walaja e Beit Jala e dove si svolgono azioni dirette non violente da parte di attivisti internazionali insieme ai palestinesi. In questa occasione il nostro gruppo composto da una ventina di persone si è diretto verso una casa alla periferia di Betlemme dove le ruspe hanno spianato il cortile per preparare le fondamenta del muro. A poche centinaia di metri dalla casa il gruppo è stato bloccato dai militari israeliani che hanno sbarrato la strada con del filo spinato. Dopo circa quattro ore di faccia a faccia con i soldati è arrivato l’ordine di sgomberare e il gruppo si è dovuto allontanare.

23 aprile

Giornata conclusiva della conferenza di Bilin con le relazioni dei singoli gruppi che hanno svolto i workshop. Le conclusioni sono state fatte da Luisa Morgantini che aveva anche aperto i lavori.
Dopo la conferenza si è svolta la manifestazione unitaria contro il recinto nei pressi di Bilin che ha visto la partecipazione di circa 500 persone. Durante la manifestazione i dimostranti sono stati attaccati dai militari con gas lacrimogeni e bombe stordenti. Dopo mezz’ora di ripetuti attacchi i manifestanti sono stati costretti a ritirarsi. Alla fine un ferito grave tra i manifestanti, un ragazzo israeliano che è stato colpito alla testa da un candelotto lacrimogeno, e vari intossicati.
Nel pomeriggio si è svolta a Gerusalemme un’altra manifestazione nel sito che il gruppo aveva visitato il primo giorno e che ha visto la partecipazione di circa 300 persone, per lo più attivisti israeliani, che protestavano contro gli insediamenti dei coloni e la demolizione delle case palestinesi.

24 aprile

Visita a Nablus. Prima tappa campo profughi di Balata alla periferia di Nablus, dove vivono 25.000 persone. Incontro con i responsabili del campo che hanno illustrato la situazione. Secondo incontro con l’Associazione HSA (Human Supporters Association) che opera all’interno del campo a favore soprattutto dei bambini e delle donne, nonché delle famiglie delle vittime della seconda Intifada. Ci sono vari progetti in collaborazione con il CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) come ad esempio la creazione di una rivista in arabo e inglese (Our Voice, Youth Magazine) e un campo estivo a cui partecipano 400 ragazzi e nel corso del quale vengono svolte attività di danza popolare, teatro e musica (vedi www.humansupporters.org e www.cissong.org). A seguire visita del centro storico di Nablus.
In serata un incontro a Gerusalemme con due rappresentanti del Parents Circle, un’associazione dei parenti delle vittime del conflitto e a cui aderiscono circa 700 famiglie sia palestinesi che israeliane.

25 aprile

Visita a Haifa. Prima tappa nel villaggio palestinese di Jisl Zarqa (Ponte Blu) posto sul mare in una splendida cornice. Seconda tappa a Haifa nel Centro Culturale Mossawa, dove abbiamo incontrato Jafar Farah direttore del centro. Il Centro Mossawa è in primo luogo un centro studi che dispone di spazi espositivi ed è un luogo d’incontro tra arabi ed ebrei. Il centro elabora anche progetti di carattere economico e analisi sugli aspetti discriminatori delle leggi vigenti in Israele.
In serata visita della città di Jaffa. Durante la cena conviviale incontro con alcuni membri dell’Associazione Combattenti per la Pace composta sia da israeliani che da palestinesi impegnati in iniziative di pace volte al dialogo tra le due parti.
Nella stessa giornata si sono svolte manifestazioni a Silwan nei pressi di Gerusalemme contro una marcia dei coloni e a Betlemme contro la demolizione delle case.

26 aprile

Visita a Hebron. Prima tappa al Rehabilitation Committee fondato nel 1996 e che si occupa della ristrutturazione delle case palestinesi nel centro storico della città, le cui origini risalgono addirittura a 5.500 anni fa. La città che conta più di 220.000 abitanti vive una situazione particolare in quanto nel suo centro si sono insediati circa 400 coloni che di fatto hanno creato una divisione nel cuore della città. Il centro storico è sotto controllo militare israeliano e ben 1500 militari vengono impiegati per dividere i residenti palestinesi dai coloni. Dal 1996 ad oggi il Comitato ha ristrutturato 900 case (vedi www.hebronrc.org). A seguire visita del centro storico di Hebron.
Nel pomeriggio visita al Centro Antiviolenza sulle donne di Mehwar a Beit Sahour nei pressi di Betlemme. Questo centro unico nel suo genere è finanziato dal Governo italiano.
A seguire visita a Betlemme nella zona dove è stato eretto il muro.

Conclusioni

Per concludere un mio pensiero che riassume un po’ questa esperienza che sicuramente avrà un seguito almeno per quanto mi riguarda. A distanza di otto anni quando sono stato per la prima volta in Palestina durante la seconda Intifada, la situazione è peggiorata notevolmente. Proprio nel 2002 è iniziata la costruzione del muro che non è ancora finita e negli ultimi anni gli insediamenti dei coloni sono aumentati a dismisura occupando illegittimamente vaste aree dei territori palestinesi. Questo purtroppo è un dato negativo. Resta sempre la speranza e la volontà di cambiare le cose, come si è visto nel caso di Bilin, dove da cinque anni la popolazione manifesta contro il muro e che è diventata un simbolo della lotta popolare e della resistenza non violenta. Inoltre sempre più israeliani, ancora una minoranza però, prendono le parti dei palestinesi perché hanno capito che il loro futuro è inscindibile da quello dei loro fratelli palestinesi.

Edvino Ugolini
Rete Artisti contro le guerre

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Il 22 marzo si celebra la giornata mondiale per l’acqua a cui aderiscono associazioni ambientaliste di tutto il mondo. In italia si è svolta una manifestazione a Roma promossa dal forum per l’acqua.

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Il 21 marzo si celebra il Newroz, il Capodanno kurdo, che vede ogni anno grandissime manifestazioni di popolo ma che purtroppo registra ogni anno incidenti con la polizia durante i quali ci sono state nel corso degli anni anche diverse vittime tra i civili. Per questo motivo ogni anno una delegazione composta da rappresentanti della società civile si reca in Kurdistan per partecipare a queste manifestazioni con il ruolo di osservatori internazionali.
NEWROZ
PIROZ BE!

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Il 21 marzo si celebra la giornata mondiale della poesia. Dagli angoli più reconditi del pianeta sale il messaggio della poesia come linguaggio universale di fratellanza e di pace tra tutti gli umani.

Se solo per un giorno l’uomo potesse smettere di pianificare
se solo per un giorno l’uomo potesse guardare dentro di sè
se solo per un giorno l’amore potesse irrigare le terre intrise d’odio
se solo per un giorno tutti i muri potessero crollare
se solo per un unico giorno

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Si è svolta il 20 marzo la giornata mondiale contro le guerre in occasione dell’anniversario dell’inizio della guerra in Iraq che era iniziata nel 2003. Manifestazioni in tutto il mondo soprattutto negli Stati Uniti.

CONTRO TUTTE LE GUERRE — PER LA PACE PREVENTIVA
NON IN NOSTRO NOME

CHIEDIAMO
Il ritiro immediato di tutte le truppe occupanti dall’Afghanistan e dall’Iraq (inclusi i contractors).
La fine della pulizia etnica israeliana a Gerusalemme Est e nelle altre città della Cisgiordania, dell’assedio di Gaza, della repressione in Kurdistan.
Lo stop ai preparativi di guerra contro l’Iran.
CHIEDIAMO
La riduzione delle astronomiche spese militari — sempre in aumento — in favore di maggiori investimenti sociali e la sostituzione della cultura di guerra al terrorismo (che ha prodotto Guantanamo, prigioni segrete e soppressione di molti diritti civili) con una cultura fondata sulla pace, il diritto e l’equa condivisione delle risorse attraverso veri negoziati.
Che il governo italiano ritiri le truppe nel mattatoio afghano, smantelli le armi nucleari stoccate nelle basi militari di Aviano e Ghedi, cessi di sperperare miliardi di euro per armamenti e di fornire ufficialmente armi, investimenti economici, collaborazioni scientifiche al governo israeliano condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro di segregazione, per i crimini di guerra a Gaza e l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi. Chiediamo la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane.
Noi, in quanto cittadini italiani, statunitensi, europei, palestinesi, israeliani, curdi non accettiamo di essere considerati complici di questa politica di oppressione e di guerre preventive, chiediamo il ritiro delle truppe dall’Afghanistan e dall’Iraq, la cessazione di ogni complicità con gli apparati di guerra (basi militari, nuovi armamenti, spese militari), la revoca della partecipazione statunitense, italiana ed europea al vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza ormai da quattro anni sotto assedio.

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Anche a Trieste come nel resto d’Italia migliaia di persone tra cui moltissimi immigrati hanno partecipato alle iniziative per il primo marzo che a Trireste sono cominciate già in mattinata con una colazione collettiva seguita da danze ed interventi. A seguire un giro poetico attravesro le piazze di Trieste con letture poetiche da parte di donne immigrate coordinate da Sofia Quintero. Nel pomeriggio l’azione si sposta in Piazza Sant’Antonio da dove parte un corteo con lo scopo simbolico e anche concreto di cancellare dai muri le scritte ed i simboli razzisti. Azione che seguita a distanza dalla polizia ha buon esito. Dopo le cancellazioni ci si ritrova tutti quanti in Piazza Ponterosso da dove parte il corteo. Prima della partenza interventi e distribuzione dei simboli dell’amicizia da parte di un gruppo di donne moldave. Il corteo si snoda attraverso il centro accompagnato dalle note e dai tamburi dei musicisti di strada che sono intervenuti ad hoc per rallegrare la comitiva. Il corteo arriva dopo due ore in Piazza Unità dove si svolge un presidio finale. Nel frattempo una piccola delegazione viene accolta dal Prefetto di Trieste che sente le ragioni dei manifestanti e le loro richieste per quanto riguarda una maggiore attenzione ai problemi dei lavoratori immigrati. In serata festa finale all’Ethnoblog con musica e stuzzichini. Si rimanda alla prossima iniziativa perché il primo marzo deve essere tutto l’anno.

Edvino Ugolini

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